C’era una volta una Torta di Natale

C’era qualcosa in quelle orme sulla neve in quel pomeriggio d’inverno.
Qualcosa che mi faceva battere il cuore.
Avevo 12 anni.
Vivevo in campagna, tra dolci colline, vicino ad un bosco e amavo passeggiare da sola quando nevicava, camminare dentro a  quel silenzio che sospende ogni rumore, come se ogni cosa dovesse “suonare” domani, ma non ora.
Come se tutto fosse abbracciato da una spessa coperta che attutisce ed esalta, dilata il silenzio.
E’ così rilassante. Ascoltare i propri passi. Affondare, avanzare, con il naso infreddolito e rosso.
La luce:  azzurra, omogenea, sparsa, intatta.
I piccoli pettirosso mi spiavano, ritraendosi veloci in un tronco cavo.
Cercavo la lepre delle orme. Cercavo bacche di agrifoglio. E mi sentivo dentro a quella “palla di neve” che tenevo sul comodino e che ogni sera scuotevo fortemente, immaginando di essere lì, tra le mura della casetta da fiaba che solitaria emergeva da quella tempesta, ingigantita dalle pareti di vetro che, imprigionandola, facevano da lente. In tasca avevo un campanello, di quelli per le slitte di legno, di quelli che suonano nella notte di Natale. Arrivata ai piedi del mio Grande Abete, smuovevo la neve, cercando “quel certo” sasso, lo spostavo, scavavo, trovandola: la mia scatola dei tesori!!
Una vecchia scatola di latta un po’ arrugginita, la ripulivo sempre con lo stesso identico gesto, mi guardavo attorno, verificando che non ci fosse altro, a parte me e la neve, e l’aprivo, quasi trattenendo il fiato. I mie tesori erano ovviamente al loro posto. Come sempre. C’era un tappo di sughero dell’ultima bottiglia stappata in famiglia, c’erano alcune gemme “preziose” in plastica trasparente e colorata, c’era una foto delle mie nonne, una margherita essiccata, la carta di un cioccolatino. Riposi con cura anche quel mio nuovo tesoro.
Erano queste le mie vacanze di Natale.
Mio padre accendeva il fuoco nel camino, e profumava la stanza con bucce di arancio e mandarino che gettava tra le fiamme, mia madre addobbava casa e preparava dolci. Cantava sempre. Sempre canzoni di Natale. E i dolci erano i dolci della nostra tradizione di famiglia e del panificio di mio nonno. Cannella. Noci. Nocciole. Cioccolato, frutti rossi, miele e glassa. I miei Natali hanno sempre avuto questi profumi. Queste luci. Questi abbracci, come luci intermittenti, frequenti e caldi.
Io e le mie 4 sorelle, insieme a mio fratello aiutavamo la mamma.
A fare ghirlande, a preparare l’albero, un vero e proprio rito.
Era una Festa fatta di carta preparata e dipinta a mano ( che Babbo Natale sarebbe poi venuto a prendere per confezionare i nostri regali ), fatta “di noi”, semplicemente davanti al camino a preparare il presepio. Mio padre era un mago: faceva ponti con i tronchi, ruscelli e laghi con la carta stagnola e con gli specchietti della cipria di mamma. Metteva luci nascoste tra le montagne fatte con la carta del pane. E aggiustava le statuine di cartapesta che con il passare degli anni restavano prive di un braccio o apparivano un po’ accartocciate dal tempo. Facevamo biscotti al burro e anice mentre il muschio raccolto era ad essiccare vicino al fuoco.
Erano le mie vacanze di Natale. Ma passavano sempre troppo in fretta…
Per questo, quei ricordi sono ora gli ingredienti di questo dolce.
Scrigno di tutti quei profumi che intridevano l’aria, come fosse, oggi, quel mio tesoro nascosto nel bosco.
E incidendone la superficie con la lama di un coltello, come per magia, ritrovo il calore di quei giorni quando gli aromi si sprigionano al taglio.
Perché in certe notti invernali, quando passeggio sul sentiero di un bosco, tra le mie amate colline, mi sembra ancora di cercare quella lepre.
Perché, ad ogni Natale, appendo quel campanello ai rami del mio albero in giardino e il vento, in certe notti agitate, riesce a farlo suonare, così odo ancora il canto di mia madre.  Perché, ad ogni Vigilia, metto sul mio comodino quella stessa palla di neve che conservo da allora e, guardandola, sento che il mio cuore abita ancora lì, in quella bianca casetta innevata.
La mia ” torta di Natale” non è altro che il sapore di quei “Natali” e la storia di quella bambina, racchiusa in ogni fetta..

RICETTA CHRISTMAS CAKE
( per uno stampo a ciambella di circa 22 cm di diametro )

– 250 gr di frutta candita e secca mista tagliata al coltello
( cedro, arancia, datteri, prugne, albicocche, zenzero, uvetta, mirtilli rossi )
– 80 gr di fichi secchi sminuzzati al coltello
– 100 gr di mirtilli freschi, lavati, asciugati e lasciati interi
– 245 gr di frutta bio mista e tagliata a cubetti piccolissimi ( pere Abate e mele Granny Smith, 1/3 di banana)
– la scorza grattugiata di 1 arancia bio
– 1 cm di zenzero fresco grattugiato
– 2 gr di spezie miste tritate insieme al mixer ( cannella, semi di cardamomo, semi di anice stellato, noce moscata)
– un pizzico abbondante di pepe nero
– 100 gr di mandorle spellate e tagliate a filetti
– 150 gr di farina 00
– 50 gr di nocciole macinate in polvere
– 40 gr di noci macinate in polvere
– 10 gr di cacao amaro in polvere
– 180 gr di burro morbido a temperatura ambiente
– 3 uova medie a temperatura ambiente
– 145 gr di miele di Castagno
– 105 ml di Brandy

Forno caldo a 180°

In una terrina mettere la frutta fresca, i fichi, la frutta candita e secca, ( non le mandorle ) i mirtilli, lo zenzero fresco, la scorza d’arancia, le spezie e il pepe. Aggiungere il Brandy e mescolare bene. Coprire e lasciare riposare per circa 30 minuti/1 ora, mescolando ogni tanto.
Setacciare insieme la farina 00 e il cacao, aggiungere la farina di nocciole e di noci, mescolare e tenere da parte.
Cominciare a sbattere il burro con il miele, fino a quando il composto risulterà omogeneo, aggiungere quindi 1 uovo alla volta, avendo l’accortezza che si amalgami perfettamente prima di aggiungere il successivo. Se il composto dovesse stracciare, aumentare la velocità e dopo poco, diminuendola, aggiungere due, tre cucchiai delle farine. Aggiungere infine le farine a mano, mescolando con delicatezza dal basso verso l’alto con una spatola in silicone. Versare tutta la frutta lasciata in infusione nel Brandy e le mandorle a listelle. Amalgamare perfettamente. Versare il composto in una tortiera imburrata e infarinata ( io uso lo staccante spray, tamponandolo poi con della carta da cucina ) e infornare per circa 50 minuti. Trascorso questo tempo, coprire la superficie della torta con un foglio di carta forno doppio e proseguire la cottura per altri 40 minuti circa, verificando ogni tanto che la superficie non scurisca troppo.

PER LA GLASSA E LA DECORAZIONE

– 1 vaschetta di ribes rosso, lavato e asciugato
– 125 gr di zucchero isomalto (+ 150 gr per la decorazione finale )
– 100 ml di panna fresca liquida
– 5 ml di sciroppo di glucosio

Preparare la glassa mettendo sul fuoco, in un pentolino dai bordi alti e dal fondo spesso, l’isomalto e il glucosio. Lasciar fondere fino a quando l’isomalto apparirà perfettamente trasparente, e mescolando solo verso la fine ( ci vorranno più di 10 minuti ). Nel frattempo portare a bollore la panna in un’altra casseruola e tenerla al caldo. Quando l’isomalto sarà pronto, togliere dal fuoco e versare la panna bollente LENTAMENTE E IN VARIE VOLTE, facendo attenzione a tenere il viso lontano dal fuoco, infatti il composto produrrà diverse e grosse bolle, aumentando di volume e tenderà a fuoriuscire dal pentolino. Mescolare con cura, trasferire in una larga tazza e far raffreddare mescolando ogni tanto.
La glassa si può preparare anche il giorno prima, conservandola ben chiusa in frigo, al momento di servire, sarà sufficiente scaldarla per pochi secondi a 900 watt al microonde o a bagnomaria. Aspettare qualche minuto che inizi a rapprendersi e versarla sul dolce, decorare a piacere con il ribes.

La decorazione in isomalto va fatta poco prima di servire il dolce. Mettere l’isomalto in un pentolino dal fondo spesso, far sciogliere fino a quando sarà completamente trasparente, mescolando verso la fine. Allontanare dal fuoco. lasciar raffreddare qualche istante, fino a quando immergendo i rebbi di una forchetta e alzandola, l’isomalto comincerà a “filare”, a quel punto con gesti ampi e alti, eseguire numerosi cerchi su un foglio di carta da cucina, meglio se si indossano dei guanti per proteggersi da eventuali ustioni, e cercare di formare una sorta di “nido” bucato al centro, facendo vari strati. Se serve dare la forma con le mani ( indossando i guanti ). Lasciar raffreddare e con delicatezza appoggiarlo sulla sommità del dolce.
E’ un dolce che si conserva benissimo per una settimana. Una volta tagliato va riposto in frigo, e portato a temperatura ambiente prima della degustazione ( o scaldando ogni fetta per circa 20/30 secondi al microonde.)

Con questo post e questa ricetta partecipo al contest “Taste Abruzzo – It’s Xtmas Time “

 

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